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12 aprile 2012 / librobianco

Matilde e le parole…

Matilde avrebbe voluto con tutto il cuore poter dire quello che provava, nella sua mente le parole avevano preso forma con grande facilità. Erano dolci, profonde e sentite. Parole che racchiudevano un sentimento pulito, per molti difficile da esprimere, ma non per lei che aveva la poesia nel cuore, che sentiva le emozioni in modo molto particolare, con una sensibilità unica. Oh certo, averebbe potuto scriverle, farle diventare veri poemi, ma non sarebbe mai stato come pronunciarle guardando Michele negli occhi per poi assaporare la sua reazione, il suo stupore e la sua gioia.

I due ragazzi si conoscevano da quando erano bambini, avevano trascorso tantissime giornate giocando e poi, una volta iniziate le scuole, anche studiando insieme per aiutarsi a vicenda. Ogni volta che uno dei due aveva un problema, riusciva sempre ad affrontarlo grazie all’aiuto dell’altro, nessuno riusciva a scalfire l’intesa che si era creata tra di loro con gli anni e che si era consolidata sempre di più, fino a sfociare in un sentimento che non era più solamente di amicizia, ma era diventato amore. Un amore delicato come i petali di un fiore, fresco come acqua di un ruscello, luminoso come il cielo azzurro in una splendida giornata primaverile.

Tutto era bellissimo, molti, forse per invidia, dicevano che era anche troppo bello e che non sarebbe durato, prima o poi qualche cosa avrebbe rovinato l’idillio e sarebbero iniziate le incomprensioni. Matilde, anche se non lo aveva mai fatto capire a Michele, soffriva molto quando sentiva queste chiacchiere e ora aveva il timore che quel momento fosse veramente arrivato.

Le parole, si quelle preziose parole che lei avrebbe voluto dire al suo amato, non sarebbero mai state pronunciate e Michele non le avrebbe mai udite. Si, non le avrebbe mai potute udire perché Matilde era muta e solo parole dal suono gutturale uscivano dalla sua bocca, mentre lei avrebbe voluto dirle con il suono cristallino che sentiva nel suo cuore. Ma non poteva continuare a tenerle racchise dentro di sè, doveva parlare a Michele, voleva a tutti i costi dirgli quello che provava, anche se sapeva benissimo che l’amore era ricambiato, perché lui glielo aveva detto più volte con grande tenerezza.

Il suono del clacson la distolse dai suoi pensieri, Michele era arrivato a prenderla, insieme avevano deciso di recarsi a fare una scampagnata per godersi la giornata e la bellezza della natura lontani dal caos della quotidianeità e dalla curiosità delle persone del vicinato.  Matilde salutò Michele con affetto, ma lui si accorse subito che era turbata, che qualche cosa velava di tristezza il suo viso, ma preferì non affrontare subito l’argomento e decise di partire per la destinazione scelta. Una volta arrivati sistemarono le loro cose accanto ad un bellissimo albero, fecero una passeggiata assaporando il profumo dei fiori sbocciati da poco, il volo delle rondini che erano già arrivate da qualche giorno per annunciare la primavera, il suono dell’acqua del torrentello che scorreva ai margini della radura dove si erano recati.

Dopo un paio di ore decisero di tornare all’albero per mangiare qualche cosa, presero dall’auto il cesto con tutto l’occorrente preparato da Matilde e si accomodarono sopra alla coperta stesa sul prato. Fu proprio allora che Michele, con molta delicatezza chiese a Matilde il perché di quel velo di tristezza sul suo viso, anche se aveva un po’ paura di scoprire che forse lei voleva farle capire che qualche cosa non funzionava più tra loro. L’amava troppo per perderla, si sarebbe sentito perso e totalmente annientato se questo fosse successo, ma la chierezza e la sincerità erano sempre stati alla base del loro rapporto e decise di correre il rischio.

Matilde si fece ancora più triste, grosse lacrime scesero lungo le sue guance facendo preoccupare ancora di più Michele, che l’abbracciò e cercò di tranquillizzarla. Dopo diversi minuti Matilde si fece coraggio, guardò Michele negli occhi e iniziò a parlare.

Sì, iniziò a parlare con il linguaggio dei gesti e con le guance rosse dall’emozione disse tutto a Michele. Gli parlò delle sua paure, delle chiacchiere che aveva sentito dai vicini e che le avevano creato un senso di irrequietezza, ma soprattutto le parlò del suo amore, di quello che provava per lui. Uscirono tutte le parole che racchiudeva nel cuore, uscirono come circondate da una dolce melodia creata dai suoni della natura. I suoi gesti erano armoniosi, dolci, delicati, così pieni di sentimento che si libravano nell’aria come colorate farfalle tra i fiori.

Ecco, Matilde aveva parlato, le parole avevano preso vita grazie ai gesti, grazie al linguaggio che permette alle persone senza parole di poter comunicare. Si abbracciarono forte forte e alla fine risero dei loro timori, ancora più sicuri del loro amore e della forza che li avrebbe sempre accompagnati ed aiutati a superare altri momenti difficili e Matilde, con la sua voce gutturale ma nello stesso tempo dolce, pronunciò tre parole: Michele ti amo… e per lui fu come udire il suono più bello che possa esistere al mondo.

© Patrizia Mezzogori

12.04.2012

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4 commenti

  1. verdefronda / Apr 15 2012 10:09 AM

    Patrizia è bellissimo questo tuo racconto, trascina i sentimenti nel più profondo della sensibilità incorniciandoli con la descrizione di meravigliosi paesaggi naturali donando una ricchezza incredibile all’animo umano.
    I miei più sinceri complimenti per il tuo fluido e luminoso modo di scrivere.
    Giorgio

    • Patrizia M. / Apr 15 2012 9:23 PM

      Grazie a te Giorgio per queste bellissime parole di apprezzamento
      Ciao, Pat

  2. poesilandia / Ott 22 2014 2:16 AM

    Bellissimo …

I commenti sono chiusi.

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