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Volevo parlarti…

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Volevo Parlarti…

S’infila nelle crepe il gelido vento dell’indifferenza,
pizzicando violentemente pensieri e ricordi
di quando… volevo parlarti d’amore
senza fare rumore, senza pretendere nulla,
se non un bacio rubato al tempo
che inclemente ci separava per sempre.
Volevo parlarti d’amore senza parole,
con il canto sommesso del cuore
come pioggia d’estate che lieve cade sul mare,
con la musica soave del risveglio della natura
coi papaveri che amoreggiano in un campo di grano
e l’autunno colorato di miele.
Volevo parlarti d’amore come foglia che cade leggera
disegnando con lievi volteggi una trina nell’aria,
come nebbia che soffice avvolge la notte
nascondendo le lacrime di una stella,
come candida neve che ricopre le cime dei monti
mentre la luna si perde nell’ampio respiro della sera.
Volevo parlarti…. d’amore…

Patrizia Mezzogori

 

librobianco

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Le fotografie usate per la realizzazione del video

sono di Romina Dughero

La motivazione di mettere in evidenza il brano selezionato:

Questa settimana l’attenzione della redazione è rivolta alla poesia “Volevo Parlarti” di Patrizia Mezzogori, in arte Librobianco.

Un testo delicato come gocce di pioggia che si posano lente sul mare, come sottolinea un passaggio della sua poesia, trattenendo frammenti d’emozioni perse nel vento di una sera.

Parole che riflettono il silenzio del cuore, quello strano paesaggio dove tutto diventa poesia, anche l’assenza di un’emozione non detta fra le porte di uno sguardo.

Quante volte vorremo dire parole che per un motivo o per l’altro non riusciamo a pronunciare, proprio mentre il nostro/ la nostra partner ci sfugge di mano, nel ricamo di un attimo che diventa ricordo, una perla di malinconia cesellata dalla fragilità di un perché.

La bellezza di questa perla poetica è racchiusa proprio nella malinconica carezza di un giorno rubato all’indifferenza di un’attesa, a quella fragile sensazione che ci fa capire, troppo tardi, quanto avremmo voluto amare, oltre le rive di uno sguardo umido di baci, e colmo di speranze.

Ma la vita non sempre segue i nostri sogni, sovente li scarta, li mette da parte, come alunni timidi che seppur preparati, non riescono a far valere le loro capacità.

L’amore è un gioco che insegue capitoli d’irrazionalità, un frattale di vento che gioca fra nubi senza pioggia, in un caldo meriggio d’estate, quando la calura attende refrigerio, come un abbraccio di bontà lasciato ad un cuore senza età.

Complimenti Patrizia, per la delicatezza con la quale hai affrontato l’umiltà di un addio, il soave inchino di una verità scomoda posata sul selciato dell’anima, prima che una lacrima di malinconia traspiri di bellezza, la tua, quella che hai lasciato là, in quell’attimo immobile, dove il tempo ha tracciato un dipinto d’amore che ancora riflette la nudità di un perché.

Massimi Verrina

Commento redazionale a cura di maxilpoeta

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